Dall’unione di Gore Verbinski (regista dei Pirati dei Caraibi) e della Industrial Light & Magic (lo studio che ha realizzato gli effetti speciali di Star Wars e delle più grandi produzioni hollywoodiane di tutti i tempi) nasce RANGO: un curioso film d’animazione, un delirio Western, una pellicola piena di polvere, sguardi da rettile, polli e pochissima acqua. Tra chitarre messicane e succo di cactus si raccontano le vicende di Polvere, un villaggio di lucertole e topi del deserto, un perfetto Spaghetti Western tra animali e rettili di vario genere.
Difficile stabilire se il film sia destinato ad un pubblico adulto o più giovane: le continue citazioni, i monologhi quasi teatrali e i momenti “sciamanico/visionari” lo rendono sicuramente un film per adulti (o quantomeno per chi apprezza il mondo del cinema), mentre le parti di avventura o le continue gags lo rendono accessibile anche ad un pubblico più giovane.
Forse questa sua doppia lettura, invece di renderlo un capolavoro assoluto, rischia di condannarlo nel limbo dei lavori “inclassificabili” (sia in senso positivo che negativo) e non lo lascia decollare come avrebbe potuto: è troppo complesso e assurdo per soddisfare l’immaginario di un bambino ma anche troppo trattenuto e “morbido” per approfondire come si deve le tematiche più interessanti.
Rango è un Camaleonte dalle origine misteriose (anche se sicuramente casalinghe, inizialmente vive in un terrario) e si trova nel bel mezzo del deserto dopo esser stato scaraventato a terra da una macchina in corsa. Sperso e perduto inizia un cammino ricco d’incontri, silenzi e visioni. Dialoga con creature surreali come l’armadillo Carcassa o Lo Spirito del West (omaggio a Clint Eastwood) fino ad arrivare al piccolo villaggio di Polvere, dove parte la sua vera avventura.
La voce di Rango è di Johnny Deep, che tra l’altro ha girato diverse sequenze del film in modo da “prestare” anche le sue movenze al protagonista Camaleonte (ovvero gli animatori hanno spesso ricalcato o riprodotto i movimenti dell’attore).
L’esperimento è riuscito, anche se un po’ zoppicante il film è gustoso e sottile, la colonna sonora scalda il deserto e accompagna la narrazione in modo esemplare, i gufi cantano davvero bene.