Dopo la trilogia globale e globalizzata di Amores Perros, 21 grammi e Babel, Iñárritu si concentra qui su di un unico personaggio ed un’unica città: Javier Bardem e Barcellona. Il primo è un medium-padre di famiglia che “se busca la vida” in vari modi più o meno legali; la seconda è Barcellona, una Barcellona mai vista prima sul grande schermo: la Barcellona degli immigranti, de los latinos, de los manteros, di chinatown, una Barcellona oscura, dura, brutta … insomma un’altra Barcellona, lontana dalle immagini da cartolina della Sagrada Familia, delle Ramblas, di Gaudì e della Costa Brava. Visivamente e per le storie che racconta, Biutiful è un film molto forte, in grado di descrivere perfettamente quella macchina diabolica che è la scala sociale, secondo cui la polizia si approfitta degli spagnoli che sfruttano la manodopera cinese, i quali a loro volta si sfruttano tra di loro ed infine, ultimo pezzo di questa diabolica catena, gli immigrati africani costretti a vendere sulle strade i prodotti finiti. Iñárritu non riesce però ad unire le varie storie e creare un sentimento di empatia con lo spettatore. Il risultato finale è un film che non entusiasma, un film in cui la forza iniziale si perde nei suoi eccessivi 138 minuti di durata e nelle varie storie confusamente mischiate. In compenso Javier Bardem si conferma un’eccelente e versatile attore, in grado di dare voce e faccia ai più disparati personaggi. Iñárritu ci mette coraggio e buona volontà, peccato che il risultato non sia del tutto all’altezza delle aspettative. Pf da Madrid
Biutiful
29 gennaio 2011 di panunzio