Il documentario sulla vita e l’opera di Sir Norman Foster è un film sulla forza di volontà di un uomo che è riuscito a superare ogni sfida postagli dalla vita. Un uomo nato in una famiglia di umili origini nei sobborghi di Manchester e arrivato ad essere uno dei migliori architetti al mondo. La sua carriera professionale è costellata di opere uniche: la ricostruzione del Reichstag a Berlino, l’edificio Hearst a New York, il viadotto Millau (il ponte più alto sulla terra), l’aeroporto di Shangai (l’edificio più grande mai costruito), ma non solo. I film ci racconta di un uomo capace di affrontare sfide ancora più grandi di quelle architettoniche: la tragedia per la scomparsa della prima moglie – all’epoca sua unica socia in affari della Foster & Co; la diagnosi del cancro e la sconfitta di questo; l’infarto in tarda età e la piena recuperazione.
Il titolo del film dervia da una domanda provocante e sagace che l’architetto-ingeniere-inventore-designer Richard Buckmister Fuller porse a Norman Foster, ossia: “Quanto pesa il suo edificio Signor Foster?”. Da questa domanda Foster iniziò a riflettere sul proprio lavoro ed iniziò così una nuova fase della propria carriera. A partire da quel momento cercò non solo di realizzare edifici utili, esteticamente affascianti ed innovatori, ma iniziò anche a porsi domande sull’impatto ambientale delle proprie costruzioni e a mirare ad un massimo risultato con il minimo dei costi e degli sforzi energetici. Ultima tappa di questo suo percorso è rappresentato dal progetto per la città di Masdar ad Abu Dabi: “la città del post petrolio”, come è stata definita. Una città che otterrà interamente la propria energia da impianti fotovoltaici, eolici e termali.
Il documentario scorre piacevolmente grazie ad immagini spettacolari dei suoi edifici, inquadrature a volo d’uccello che permettono di apprezare in pieno la magneficenza dell’opera di Foster.
Una sapiente colonna sonora e la voce narrante di Deyan Sudic (direttore del Museo del Design di Londra) permettono allo spettatore di perdersi e lasciarsi ammaliare da questa “favola”.
Il risultato è un film confezionato perfettamente, forse anche fin troppo. Sembra infatti di assistere ad uno spot pubblicitario sulla vita di Norman Foster. D’altronde non c’è da stupirsene: la produttrice del film è nientemeno che Elena Ochoa in Foster – seconda moglie dell’architetto inglese.
pf da Madrid
HOW MUCH DOES YOUR BUILDING WEIGH, MR FOSTER?
4 novembre 2010 di panunzio