ultimospettacolo racconta Fellini rileggi il capitolo 19
Il 5 febbraio 1960, al cinema Capitol, avviene la prima ufficiale milanese de La dolce vita. La censura non è intervenuta sul film; il rispetto guadagnato da Fellini coi film precedenti influisce sulla commissione; ma il contributo più importante è quello del Cardinale Siri: ancora una volta la semplice visione di un cardinale è bastata per garantire il nulla osta. Un lascia passare che tramite una lettera di Padre Arpa arriva direttamente al presidente del Repubblica Giovanni Gronchi: un documento autografo a conferma delle valutazioni non negative del cardinale.
Il 4 febbraio si è tenuta una proiezione riservata ai critici così che il giorno dell’anteprima milanese e vigilia dell’uscita dell’opera nelle sale, molti quotidiani recensiscono il film. I commenti sono tiepidi ma sufficientemente positivi. Quello di Gian Luigi Rondi sulle pagine de Il Tempo è un commento in cui si coglie la freschezza di chi ancora non può sapere tutto quello che sarebbe successo nei giorni successivi:
“Il film è la sagra di tutte le falsità, le mistificazioni, le corruzioni della nostra epoca, è il ritratto funebre di una società in apparenza ancora giovane e sana che, come nei dipinti medioevali, balla con la Morte e non la vede, è la “commedia umana” di una crisi che, come nei disegni di Goya o nei racconti di Kafka, sta mutando gli uomini in “mostri” senza che gli uomini facciano in tempo ad accorgersene [...] Fellini descrive ai contemporanei i “mostri” di oggi [...] E lo ha fatto con una potenza drammatica, un impeto, una novità di linguaggio che iscrivono certamente il suo film tra le più “moderne” opere dell’arte del cinema”.
Alla prima milanese il pubblico non pagante però non è certo quello scelto del Centro Culturale San Fedele e nemmeno quello dei giornalisti del giorno precedente e alla scena finale, quella poi battezzata “l’orgia de La dolce vita”, partono grida di protesta: “schifoso”, “basta”, “vergogna”. Alla fine i fischi e gli insulti coprono i pochi applausi, qualcuno sputa a Fellini. Mastroianni è apostrofato : “comunista, vagabondo”.
Tutto sembra confermare le pessimistiche previsioni per l’esito commerciale del film. Il 6 febbraio, dunque, Fellini si reca a pranzo senza farsi eccessive illusioni per gli incassi della giornata. Quando fa ritorno al cinema Capitol si trova, invece, davanti ad uno spettacolo imprevedibile. La folla ha sfondato le porte del cinema, tutti vogliono vedere il film prima che venga sequestrato e quelli che non riescono ad entrare protestano calorosamente. È l’inizio di un trionfo che porterà La dolce vita ad essere il campione d’incassi del 1960.
Hai fatto sì ch’io mi perdessi nell’infinita meraviglia del grande maestro! Complimenti per lo spettacolare lavoro!
Dà.
ho scoperto ora il tuo bellissimo blog. Che belli i post dedicati a Fellini!