Qualche settimana fa mi trovavo in una multisala a vedere un filmetto italiano quando, ad un certo punto, la poltrona su cui sonnecchiavo ha iniziato a tremare.. Nella sala a fianco Christopher Nolan aveva iniziato a prendere a cannonate quella sottile linea di confine che separa sogno e realtà nella testa di un centinaio di spettatori.
Qualche sera dopo sono entrato nella sala giusta e dopo aver superato lo scoglio della prima parte (i dialoghi con cui siamo aggiornati sul passato del protagonista sfiorano il ridicolo) ho vissuto un’esperienza di cinema puro: un incontro tra viaggio e sogno così intenso da lasciarmi stordito per giorni. Perché è questo il grande pregio del più rumoroso e costoso film di Nolan: riuscire a deporre nella testa dello spettatore, nonostante tutti i compromessi da film campione di incassi, un pensiero, una riflessione su quale categoria, tra illusione e realtà, influenzi di più la nostra vita. La trama di Inception è semplice: degli uomini pagati per entrare nei sogni di persone importanti a rubar loro le idee, sono chiamati questa volta a entrare nei sogni di un giovane ereditiere di una potente multinazionale per impiantare un nuovo pensiero nel più profondo del suo subconscio. Inutile spiegare il gioco che Nolan fa con il pubblico. Fin dai tempi del suo folgorante esordio, Following, e del suo primo successo, Memento, Nolan ha portato avanti la sua idea di un cinema fatto di storie originali capaci di sconvolgere lo spettatore disintegrando qualsiasi riferimento e confine narrativo: temporale, spaziale o logico che sia. Giocare col cinema è come inventare i sogni. Fare un film che racconta dei sogni vuol dire fare ciò che si vuole, sovvertire ogni tipo di razionalità pescando nel subconscio collettivo citazioni e rimandi. Il cinema diventa quindi non solo capace di mostrare l’irreale e manifestare il rimosso in immagini concrete (non posso qua non citare la conturbante interpretazione di Marion Cotillard) ma diventa anche custode della storia della nostra fantasia. Difficile è infatti riuscire ad elencare tutti i film richiamati dal regista: dagli 007 a Blade Runner , da eXistenZ a Matrix risalendo fino alle prime pellicole di Georges Méliès e soprattutto di Buster Keaton che un secolo fa in Sherlock Jr. iniziava con incredibile precocità un’esplorazione dell’eterna dicotomia tra realtà e illusione. Il cinema ha sempre saputo raccontare e illustrare questa dualità più di ogni altra forma d’arte e ancora oggi, grazie anche a Christopher Nolan, riesce a farci vivere stupefacenti momenti di sogno collettivo. gm
Ciao Mago,
complimenti per la recensione, ho visto anche io il film e tu sei riuscito a tradurre in parole le sensazioni che la visione ha fatto scaturire in me…
Notevole anche l’inquadramento del regista e la citazione dei film richiamati dal regista.
Grazie!
Viera
Bòccio!
Sono uscito abbastanza soddisfatto dal cinema, ma peggioro il mio giudizio ogni giorno che passa. Non mi ha lasciato nessuna traccia: il giochino dei diversi livelli di sogno funziona fin troppo bene e (cosa che mi ha un po’ deluso) si capisce tutto al volo senza sforzarsi troppo. Quando si esce dall’azione e si va sui sentimenti si arriva a dei livelli di banalità che da Nolan proprio non mi aspettavo e mi pare si rimanga sullo stesso livello che hai notato anche tu nei dialoghi iniziali. Nel rapporto con i personaggi sono rimasto abbastanza freddo, non c’è molta empatia. Memento mi aveva fatto tutto un altro effetto e tra amici se ne era parlato per settimane. Inception è stato cancellato in un giorno.
Da non leggere prima di vedere il film:
Il finale con la trottola è patetico.