ultimospettacolo racconta Fellini rileggi il capitolo 14
Le notti di Cabiria – 1957. Durante la fase di montaggio del film le polemiche per i presunti contenuti immorali e magari blasfemi del film aumentano: il sindaco democristiano di Roma Salvatore Rebecchini è indignato nel sapere che alcune zone monumentali della città verranno dipinte come luoghi del vizio; i preti insorgono sapendo che in una sequenza si sarebbero viste delle prostitute recarsi al pellegrinaggio in un santuario della Madonna e le associazioni ufficiali di beneficenza protestano per il personaggio dell’uomo del sacco in quanto è inammissibile mostrare questo benefattore solitario che aiuta la povera gente senza l’appoggio di una congregazione o una confraternita.
Questi elementi spingono la censura a rinviare il visto che consentirebbe al film di partecipare al Festival di Cannes. La possibilità di ottenere il nulla osta è legata ad una serie di tagli da concordare con la commissione censoria. Fellini non ha alcuna intenzione di mettere mano al suo film e chiede aiuto al padre gesuita Angelo Arpa, un amico che gli era stato presentato alcuni anni prima da Brunello Rondi. Arpa, introdotto negli ambienti curiali genovesi, suggerisce di mostrare il film al Cardinale di Genova Giuseppe Siri. L’opera viene mostrata segretamente al cardinale.
“In una minuscola saletta di proiezione - racconterà poi Fellini a Giovanni Grazzini- situata proprio dietro il porto, padre Arpa aveva fatto mettere, al centro, una poltrona comprata il giorno prima da un antiquario, una specie di trono con un gran cuscino rosso e le frange dorate. Il cardinale arrivò a mezzanotte e mezza sulla sua Mercedes nera. A me non fu concesso di restare nella sala e non so se l’alto prelato vide davvero tutto il film o se dormì; probabilmente padre Arpa lo svegliava nei momenti giusti, quando c’erano processioni o immagini sacre. Fatto sta che alla fine disse: ‘Povera Cabiria, dobbiamo fare qualcosa per lei!’. E penso che gli sia bastata una semplice telefonata. Qualcuno mi accusò pubblicamente di essere una specie di Richelieu, che invece di combattere alla luce del sole, tramavo dietro le quinte; per fortuna allora c’era la possibilità di perdere tempo in polemiche di questo genere. Ma insomma, il film fu salvato.”
L’intervento di Arpa convince il cardinale ad intercedere perché la censura non precluda la visione del film. L’assenso del cardinale spalanca tutte le porte. La censura concede immediatamente il visto e cade anche ogni resistenza ministeriale. L’unico sacrificio richiesto è il taglio dell’episodio in cui si mostra l’uomo del sacco. Tullio Kezich sostiene che il taglio è frutto di un compromesso con la chiesa in quanto “la carità non va sottratta ai suoi canali legittimi”.