ultimospettacolo racconta Fellini rileggi il capitolo 3
Tra le collaborazioni che portano Fellini alla regia, oltre a quella con Rossellini e Lattuada, è importante anche quella con Pietro Germi. Durante la lavorazione di In nome della legge (1949) consolida il rapporto con Pinelli, si fa conoscere dal produttore Rovere e si scontra con le prime impennate censorie del sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti. È proprio Rovere che affida la prima regia a Fellini: nonostante l’insuccesso di Luci del varietà, Fellini ha imparato molto dall’esperienza e non ha più voglia di vedere le proprie storie raccontate da altri. Luigi Rovere intuisce la grande forza di volontà e il potenziale artistico che si nascondono dietro ad un’apparente pigrizia e un diaframma di umorismo anarchico e gli affida un soggetto ideato qualche anno prima da Antonioni sul mondo dei fotoromanzi. Lo sceicco bianco (1952), che si rivelerà un insuccesso commerciale e contribuirà al fallimento della società di Rovere, solo a distanza di anni ha rivelato l’importanza nella filmografia di Fellini che, con estro schernente, illustrava una nazione all’indomani dell’Anno Santo con evidente risentimento verso un popolo che si alimentava di grandi e piccoli miti. Le musiche sono di Nino Rota e sanciscono l’inizio di un sodalizio artistico che durerà fino alla morte del compositore. Anche l’incontro con lo scrittore Ennio Flaiano è fondamentale infatti, oltre a rappresentare per Fellini un primo accostamento agli intellettuali dei caffè di via Veneto, è l’inizio di un’altra proficua e lunga collaborazione.