Gabriele Salvatores continua la sua personale indagine sulle infinite possibilità che ci sono di scrivere storie con la macchina da presa. Per questo nuovo studio parte da alcune certezze: una sceneggiatura del Teatro dell’Elfo, i protagonisti scelti tra i vecchi amici e la sua Milano come scenografia. Dimostra di essere attento ai nuovi autori internazionali, da Wes Anderson a Michel Gondry, e non dimentica i grandi maestri: Woody Allen, dal primo a Whatever Works, Fellini e naturalmente Pirandello. Ezio (Fabio De Luigi sempre più attore) è un autore in cerca di personaggi che si appresta a scrivere un film durante una solitaria estate milanese. Decide di raccontare di due famiglie strampalate stile Tenenbaum i cui figli sedicenni hanno deciso di sposarsi: da una parte l’avvocato Bentivoglio e moglie Buy, ricchi e annoiati, crepuscolare lui e nevrotica lei (Buy abbonata alla parte) con figlio sapientone; dall’altra un Abatantuono hippy e cannaiolo e una Carla Signoris alcolizzata e scoraggiata con figlia dark. Situazioni estreme a cui aggiungiamo una nonna con l’Alzheimer e Ezio che entra nella sua pièce perché si innamora dell’altra figlia dell’avvocato, Valeria Bilello. Tra autocitazioni “non è che magari ci siamo incontrati in Marocco?” che ci fan sentire a casa e un’atmosfera da sogno, dovuta a intensissimi monocromatismi e alla musica di Simon & Garfunkel (alla seconda colonna sonora dopo Il Laureato!), è facile lasciarsi coinvolgere e ingannare da questo mondo assurdo che fa sorridere e emozionare. Anche Milano, d’estate e senza automobili, sembra bellissima e capace di nascondere luoghi fantastici. Il regista gli dedica perfino un videoclip in bianco e nero con musiche di Chopin. Happy Family è per Salvatores l’ennesima prova di stile, giocata come in Nirvana sulla realtà della finzione, e una nuova riflessione sul cinema e sull’opportunità più bella che questo lavoro gli dà: raccontare storie. gm
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HAPPY FAMILY
30 marzo 2010 di ultimospettacolo
Prova di stile sì, ma di stile altrui. Peccato perchè il film si lascia guardare, ma qui il confine tra la citazione e la copia spudorata è stato decisamente superato. Non si capisce se sia un bel film di Salvatores o un brutto film di Wes Anderson. Ambientazione vintage con sfoggio di carta da parati e architetture simmetriche. Flashbacks stile vecchia foto con i protagonisti ripresi in posa. Uso forzato del colore e scene monocromatiche. Persino la colonna sonora acustica e nostalgica di Simon & Garfunkel al posto dei Kinks. Quando ho visto il maggiordomo indiano (pagoda nei tenenbaum) e il ragazzino che arriva dal tennis con la fascia di spugna in testa ho avuto la tentazione di spegnere. Spiace davvero perchè Abatantuono e Bentivoglio funzionano e anche bene e la loro storia è quella che mi è rimasta più impressa. Se non avete mai visto i Tenenbaum, Rushmore, Il treno per il Darjeeling, Le avventure acquatiche si Steve Zissou, Fantastic Mr. Fox potreste pensare che sia anche originale, ma se avete due ore da spendere e non li avete mai visti vi daranno sicuramente di più.