Anche se sono passati un po’ di giorni da quando sono andato a vedere l’ultimo film di Radu Mihaileanu, Il concerto, non riesco a togliermelo dalla testa. Tra le splendide note di Tchaikovsky che mi risuonano ancora nella mente si intromettono però anche le voci di un assurdo doppiaggio. È incomprensibile infatti il motivo per cui nel film venga marcato così tanto l’accento russo. Certamente è oramai consuetudine cinematografica far parlare un personaggio che viene dalla Russia con una spiccata cadenza sovietica ma che senso ha quando sono tutti russi? Il risultato alla lunga può stancare ma per fortuna il film grazie alla musica, gli attori (tra cui un’affascinante Mélanie Laurent)e le storie che ci racconta, resiste. Nella Mosca di oggi, l’ex-direttore del Bol’šoj diventato sguattero dopo le epurazioni ai tempi di Brežnev decide finalmente di riscattarsi presentandosi, con la vecchia orchestra destituita dal regime, al Théâtre du Châtelet di Parigi. Il regista rumeno, che qualche anno fa ci aveva incantato con il suo Train de vi, porta in scena un’altra tragicommedia. Riprende gli ebrei scappati dai nazisti che in Russia non hanno trovato una sorte migliore, unisce le loro storie a quelle di altri artisti repressi da un regime totalitario e racconta il loro tentativo di rivincita. La voglia di riscatto di ogni singolo componente dell’orchestra, dal direttore al percussionista, ognuno diverso, unico e indispensabile per il concerto, è una semplice ma significativa metafora. La musica, l’arte, la cultura indispensabili come il pane resistono nell’ombra anche nei regimi più crudeli: nazisti, comunisti o televisivi che siano. La speranza è che un giorno trovino in qualunque modo il loro legittimo spazio. gm
IL CONCERTO
15 febbraio 2010 di ultimospettacolo
“La musica, l’arte, la cultura indispensabili come il pane resistono nell’ombra anche nei regimi più crudeli: nazisti, comunisti o televisivi che siano. La speranza è che un giorno trovino in qualunque modo il loro legittimo spazio.”
Ben detto, Giovanni!
Mi è piaciuto moltissimo questo film e ho adorato il tono lieve ma non superficiale.
Sull’accento russo sinceramente non mi ha urtato e non l’ho trovavo fuori luogo: l’ho trovato anzi funzionale alla miscela di risate e riflessione che attraversa tutto il film.
Ciò che più ho amato del film è sicuramente la lunghissima scena finale, da pelle d’oca per le emozioni che riesce a suscitare la musica e al tempo stesso scanzonata per alcuni simpatici siparietti (il bacio è stato spettacolare!).
Ho apprezzato molto anche il messaggio che mi ha lasciato, la possibilità di un riscatto, nonostante gli errori commessi nel passato “perchè non si può vivere nel passato”, e il senso di unità e comunione che solo la musica riesce a dare.