Bastano due giorni a Torino per andare in overdose di cinema. Specialmente se in quei due giorni l’associazione Franti Nisi Masa propone la rassegna SettantaOttanta e nelle tre sale del Romano c’è la Sagra del Cinema. Nascosto sotto la Mole ho assistito a proiezioni di anarchici film anni ’80, come il dissacrante F.F.S.S. di Arbore o il sognante Ratataplan di Nichetti, e di classici d’autore come l’eccezionale Il volto di Bergman. Come sempre però ultimospettacolo dedica più spazio alle nuove produzioni. In questo caso al documentario che ha chiuso la rassegna 70 e 80: Una voce Stratos di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato dedicato alla sconvolgente voce del cantante Demetrio Stratos. Il doc è stato preceduto da un reading di Stefano Giaccone, già membro dei Franti, band torinese anni ’70, che ha catapultato il pubblico nel clima post sessantottino. A trent’anni dalla prematura scomparsa del cantante de I Ribelli e degli Area, attraverso le parole di chi lo ha accompagnato nella vita e nella musica, scopriamo le origini di una voce unica utilizzata come strumento musicale. Voce che affascinò John Cage e gli studiosi di fonologia. Nei suoni e nelle immagini di repertorio riscopriamo le molteplici variazioni di un musicista unico, capace di passare dalla musica commerciale del beat anni ’60 alle contaminazioni etniche e le sperimentazioni d’avanguardia degli ultimi anni ’70. Un uomo eccezionale la cui costante ricerca ha rappresentato una volontà di cambiamento che a trent’anni di distanza riesce ancora a scuotere e far sognare. Un documentario riuscito. gm
