“Mia figlia sta nascendo o sta morendo, non lo so…. Cosa faccio? Aspetto”. Maria, la protagonista dell’ultimo film di Francesca Comencini (figlia e sorella, quella di Mobbing), partorisce al sesto mese una bambina. I tre mesi che la creatura deve vivere nell’incubatrice diventano per Maria una lunga attesa dentro uno spazio bianco: la stanza asettica dell’ospedale. Un luogo dove si può solo sperare, senza potere fare nulla, ma anche rifugiarsi per nascondersi dal mondo circostante. Margherita Buy interpreta la protagonista, insegnate in una scuola serale di Napoli, che decide di portare a termine da sola una gravidanza inaspettata. Un inno alla vita, dicono le associazioni contro l’aborto. Forse, ma questo film è soprattutto una riflessione su una donna, ritenutasi sempre forte e indipendente, che si trova costretta a fare i conti con la propria solitudine. Un film, tratto dal romanzo di Valeria Parrella, tutto al femminile, come le musiche di Nina Simone e Ella Fitzgerald, particolarmente intenso quando rimane concentrato sul personaggio di Maria. Margherita Buy infatti è bravissima. La sceneggiatura ha però dei cali quando descrive i contorni della storia. I personaggi napoletani che circondano Maria, dalla ragazza madre alla magistrato sotto scorta, dal dottore belloccio all’alunno preso da Gomorra, sono tanto stereotipati da risultare macchiette. gm
LO SPAZIO BIANCO
28 ottobre 2009 di ultimospettacolo